Parere sulla criptovaluta spendibile

Code is law OneCoin

Sono specializzato in diritto della Blockchain e Blockchain advisor nelle procedure di tokenizzazione di beni materiali ed immateriali. Sono docente in corsi di formazione su questa tecnologia e sulle sue applicazioni, fra le quali si annovera la criptovaluta. 

Come molti di voi ricorderanno, sia nei miei corsi che in interventi a molteplici convegni, mi sono soffermato sull’analisi di ogni profilo della moneta digitale spendibile One Coin. 

Sono fondatore di un laboratorio di ricerca giuridico-fiscale ed informatica che si propone di studiare il rapporto tra le tecnologie del mondo digitale introdotte dalla quarta rivoluzione industriale ed il diritto.

Mi è stato chiesto, tempo fa, da molteplici clienti, di studiare la criptovaluta One Coin sotto il profilo legale ma anche sotto quello fiscale ed informatico in simbiosi con periti ed esperti del settore: all’uopo mi sono recato più volte presso la sede della società emittente ed ho interloquito con gli uffici di “compliance”.

Premetto che mi sono occupato con il predetto team di esperti della redazione di molteplici stime afferenti il controvalore in euro del patrimonio in One Coin posseduto da clienti italiani.

Ho inoltre ricevuto incarichi da molti possessori di One Coin per espletare consulenza fiscale in relazione alla compilazione del “Modello Unico dei redditi” per la titolarità di diritti su criptovalute: nel contesto di tale attività pareristica ed applicando le linee guida delle circolari dell’Agenzia delle Entrate, tutti i soggetti da me seguiti (compresi i possessori di One Coin) hanno inserito nell’apposito quadro “Rw” il controvalore in euro della ricchezza spendibile in One.

Ho letto attentamente il comunicato emesso dal nucleo della Guardia di Finanza presso l’antitrust in data 4 Luglio 2019 visibile all’indirizzo http://www.gdf.gov.it.

Fra le altre osservazioni ivi riportate leggo: “Le indagini - svolte parallelamente al procedimento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che ha già dichiarato scorretta la pratica commerciale ed ha irrogato complessivamente sanzioni amministrative per 2.595.000 Euro - hanno consentito di appurare l’inattendibilità delle promesse dei cospicui guadagni futuri fatte dai truffatori”.

L’estensore è senz’altro in possesso (per esserne parte) dell’ordinanza del Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) che così recita: Accoglie l'appello (Ricorso numero: 93/2018) e, per l'effetto, in riforma dell'ordinanza impugnata, accoglie l'istanza cautelare in primo grado”.

Questo significa che la sanzione di cui parla la Guardia di Finanza NON E’ STATA IRROGATA in quanto la sua efficacia è stata revocata.

Il comunicato così continua:Infatti dalle analisi forensi è emerso che mancavano del tutto le strutture fisiche e gli algoritmi di calcolo che servono per governare le complesse procedure crittografiche per la produzione delle “monete elettroniche”.

Esso promana da un fascicolo nel quale, da qualche settimana, sono confluiti per mia mano alcuni documenti inconfutabili ed esattamente :

1- Una perizia che attesta l’esistenza di un sistema di scambio valutario legale ancorato a valori certi e sviluppato tra circa 8 milioni di persone.

2- 12.000,00 prove di avvenuto pagamento di beni e servizi attraverso la moneta digitale One Coin.

3- L’ordinanza di archiviazione del procedimento contro One Coin esperito in Germania presso la Procura Penale di Norimberga (n. AZ 505 JS725/16) che ha escluso l’attribuzione a One Coin e One Life di qualsivoglia attività illecita ed ha confermato la presenza della tecnologia  Blockchain.

4- I modelli unici attestanti l’inserimento da parte di alcuni soggetti del controvalore in euro della moneta One Coin nel “quadro Rw”.

Peraltro la Consob dispone di una relazione inviatale dall’azienda (che esegue il mining per conto dei possessori di One) nella quale si precisano tutti gli aspetti legati all’operatività della Blockchain. 

Alla luce di quanto letto sul comunicato della GdF vien da domandarsi come, per quest'ultima, possano essere inesistenti le monete One Coin generate da terminali elettronici spese ogni giorno in 192 paesi al mondo da persone LIBERE che credono nella possibilità di scambiare la propria ricchezza oltrepassando i confini convenzionali.

La piattaforma mondiale di scambio della moneta denominata “Dealshaker” è la rappresentazione di un ritorno al liberismo economico che consente di determinare, con un consenso condiviso, nuovi parametri economici di valore. In Italia molti esercenti accettano pagamenti in “One” come ad esempio un supermercato “Carrefour” oppure medici e persino legali.

Quanto accaduto può quindi avere una chiave di lettura diversificata, ma una cosa è certa: è in pericolo la libertà di circolazione della ricchezza individuale acquisita con mezzi legali.

La lesione di un diritto costituzionale colpisce non tanto l’azienda ma TUTTI I POSSESSORI DI ONE COIN. Rammento, infatti, che, per l’articolo 41 della nostra Carta Costituzionale “L'iniziativa economica privata è libera”.

Ciò posto, coloro che possiedono anche soltanto un “One” dovranno chiedere il riconoscimento  della PROPRIA ricchezza acquisita onestamente attraverso il “mining” operato dall’azienda. 

Ognuno di loro si DEVE DICHIARARE così come ha fatto quando ha compilato la sua “DICHIARAZIONE DEI REDDITI”: deve ottenere una forma di tutela della proprietà privata di ricchezza scambiabile.

Per quanto ovvio, preciso sin d’ora, che tutto il contenuto della mia odierna digressione è l'illustrazione di una mia opinione libera e nel pieno rispetto dei principi di giustizia sostanziale dei quali sono forte credente. 

Non intendo, pertanto, in alcun modo offrire spunti di critica alle Autorità inquirenti verso le quali porto il massimo rispetto: esse, comunque, devono rispondere per parità costituzionale ai principi di uguaglianza che impongono, a coloro che indagano, di effettuare le indagini anche e soprattuto nell’interesse degli indagati (articolo 358 c.p.p.). 

L’Autorità intervenuta sostiene di aver inserito il comunicato nel contesto di un’azione protettiva a favore di consumatori.

Considerando che, però, ora nessuno accetterà in Italia One Coin come mezzo di pagamento a seguito della predetta comunicazione, appare evidente che l’informativa della GDF abbia causato un danno e non un beneficio a tutti gli utilizzatori del predetto sistema di pagamento.

Chi ha studiato come me il fenomeno sociale One Coin sa che la moneta non ha natura speculativa ma è un mezzo di pagamento e di assolvimento delle obbligazioni di natura patrimoniale. Ciò posto, sarebbe auspicabile che la Pubblica Autorità chiarisse la propria posizione verso i possessori di tale tipologia di ricchezza, anche solo per dimostrare l’esistenza di un sistema legislativo coerente e rispettoso dei dettami costituzionali od anche per uniformarsi agli approcci di altri Stati.

Oggi il concetto di Giurisdizione Statale si è ormai piegato ad ordinamenti sovranazionali che prevalicano l’ambito normativo del singolo stato ed è quindi dovere assoluto di legislatori ed interpreti aprire le proprie frontiere mentali a nuove dimensioni concettuali ed operative.

Già altri Stati si sono confrontati con il mondo della spendibilità delle criptovalute ed in relazione a One Coin lo stato Svedese (notoriamente molto severo e protettivo verso il consumatore) ha avviato un’inchiesta nei confronti di One Coin finalizzata a verificare l’eventuale presenza di violazioni delle norme a tutela dei consumatori.

Orbene, anche questo stato ha confermato l’assenza di violazioni normative in capo all’azienda.

E’ solo il caso di ricordare che, spesso, gli ordinamenti giuridici basati su principi storicamente anteriori rispetto alle innovazioni tecnologiche oppure alle mutate esigenze della collettività, non trovando gli strumenti normativi di natura descrittiva di fenomeni nuovi, li considerano fuori dal confine normativo e quindi attribuiscono loro il carattere dell’illegalità.

La a-territorialità del sistema basato su Blockchain impone un obbligo all’interprete che consiste nel dover rispettare le azioni degli altri Ordinamenti Giuridici ove la tecnologia analizzata si sta imponendo. San Marino di recente e Malta sono intervenute per disciplinare il fenomeno delle criptovalute e delle offerte iniziali di conio virtuale.

Malta ha promulgato il suo Virtual Financial Assets Act che disciplina le ICO ed i requisiti da rispettare per l’acquisizione di un progetto. Digital Innovation Authority Act inquadra la nascita di un organismo del settore crypto che si chiamerà appunto Malta Digital Innovation Authority, con compiti di strutturare principi guida e funzioni normative.

L’Innovative Technology Arrangements and Services Act definisce i tratti di un’impresa basata su blockchain e la rende riconoscibile a livello legislativo. La Repubblica di San Marino ha presentato a San Marino il primo marzo 2019 il nuovo Decreto Delegato Blockchain, volto a garantire maggiore trasparenza, chiarezza e semplicità sulle norme per le applicazioni della Tecnologia del Registro Distribuito (Distributed Ledger Technology).

L’11 Febbraio 2019 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge n. 12 (conversione in legge con modificazione del decreto legge 14 dicembre 2018 n. 135 recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per imprese e per la P.A.).

Tale disposizione normativa contiene al proprio interno le definizioni di tecnologie basate su registri distribuiti e smart contract. Nel contesto di tale intervento normativo si è attribuito valore legale agli Smart Contract ovvero al software che gestisce i contratti ad esecuzione automatica basati su tecnologia Blockchain.

Il 9 Luglio l'Italia ha ottenuto la presidenza della EU BLOCKCHAIN PARTNERSHIP dopo l’adesione, firmata dal Ministro dello Sviluppo il 25 Settembre 2018, alla European Blockchain Partnership.

Come potete vedere lo sforzo dei legislatori è costantemente rivolto verso il riconoscimento dell’esistenza di una nuova dimensione normativa nella quale gli strumenti convenzionali sono totalmente inadeguati perché sprovvisti dei paradigmi di misurazione delle rappresentazioni digitali delle sfere giuridiche degli aventi diritto.

Spetta quindi ad ogni studioso ed utilizzatore delle nuove tecnologie offrire il proprio apporto per un approccio finalmente democratico alla creazione di un nuovo ordine mondiale (basato sull'assenza di intermediari e sul consenso condiviso) che applichi il motivo ispiratore della Blockchain : The code is law.

Avv. Sergio Oliveri